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Sostenere che in Lombardia, e nel resto del paese, i contagi non scendono perché la gente ancora si muove è un insulto. Un insulto a tutti i malati che aspettano in casa, con milioni di dubbi e con un’angoscia indescrivibile, per le diagnosi che non arrivano mai. È un insulto al 95% degli italiani che rispettano alla lettera ogni prescrizione, sia nazionale che regionale. Un insulto terrificante e un continuo cercare un capro espiatorio della propria palese inadeguatezza.

Il volto epidemico della Lombardia flagellata dal Covid è certamente il presidente Fontana, ma la figura privilegiata che incarna il vero spirito del nostro tempo è Giulio Gallera, assessore al Welfare della Regione Lombardia. Un uomo che della retorica ne ha fatto un’arte da almeno venticinque anni, accresciuta in queste settimane grazie ai bollettini quotidiani che trasmette dal Pirellone.

I suoi non sono solo numeri: dal pulpito regionale, Gallera sfoggia autorevoli metafore e passionali opinioni a metà tra un Peter Arnett de noantri e il Gianni Rodari di ogni famiglia. Gallera non ama rispondere sulla gestione della crisi, per lui è solo una questione di ipotesi prese qua e la dai social ma con l’indifferenza di chi ha letto solo per caso, di sfuggita, ma da “politico di razza” qual è non si lascia sfuggire mai nulla.

Come quando definisce “carta igienica” le mascherine arrivate dalla Protezione Civile; o come quando parla della malasorte lombarda mentre le altre regioni sono solo più fortunate della sua. Oppure quando liquida con poche frasi le critiche per l’affollata presentazione dell’ospedale in Fiera a Milano (che al momento ha ben sei pazienti), spiegando, con l’aria di chi la sa lunga, che con la mascherina è inutile mantenere la distanza.

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Un uomo che tiene conto del suo rapporto sociale e digitale anche durante le comunicazioni istituzionali sul coronavirus. Come quella volta che si compiaceva per le interazioni social della pagina della Regione Lombardia dicendo che la spunta blu su Facebook è un premio per i traguardi raggiunti. Ma è la retorica il suo asso nella manica, il suo immenso stimolo per l’inadeguatezza generale.

Durante la conferenza stampa di lunedì 13 aprile, definendo il numero dei contagi “non soddisfacenti”, ha sfoggiato il padre di famiglia che ha in sé: “Ho sentito anche sui social la giusta rabbia di qualcuno che dice: a Milano c’è ancora troppa gente che si muove. Avete perfettamente ragione: richiamiamo tutti a stare in casa e rispettare le regole, ma come dicono tanti cittadini c’è ancora troppa gente, e questo crea molta esasperazione in chi invece la quarantena la rispetta in maniera corretta”.

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Insomma, se la quarantena non funziona la colpa è dei lombardi indisciplinati che escono per andare a lavorare. E conta zero se poco dopo Fontana lo contraddice parlando di un 5% di persone che hanno violato il distanziamento sociale durante il weekend pasquale – o il ritardo delle istituzioni regionali nel predisporre una zona rossa attorno a Bergamo che Gallera ha negato finché l’evidenza non lo ha colpito in piena faccia.

Gallera intanto è sempre lì, ogni giorno alle 17.30 sugli schermi della tv, a raccontare il suo personalissimo punto di vista sulla crisi sanitaria più devastante dal dopo-guerra. Speriamo la pandemia finisca presto.