Storie di vita e di coltelli all’ombra della libertà d’espressione

Storie di vita e di coltelli all’ombra della libertà d’espressione

Tempo di lettura: 3 minuti

By |2018-11-14T17:04:15+00:0017 Gennaio 2015|Categories: Politically (in)correct|0 Comments

Onestamente provo ribrezzo nel leggere alcune affermazioni di politici italiani dopo la liberazione di Greta e Vanessa. Non è tanto per le parole – a cui siamo ormai tristemente abituati, ma che lor signori dovrebbero comunque mettere in conto senza precipitarsi dal giudice ogni volta che tira il vento – ma per la scarsità di logica intellettuale presente, purtroppo, nella classe politica che ci governa da un ventennio. È una strana forma di libertà di espressione, la nostra: posso dire ciò che voglio finché la dico io, ma se critichi con la stessa veemenza le mie parole diventa inevitabilmente un’offesa personale perseguibile dalla legge. Le due cooperanti sono finalmente libere, ufficialmente senza aver pagato alcun riscatto. Eppure si può essere scettici sul pagamento dei riscatti e felici per due ragazze che tornano a casa. Le due cose, anche senza essere troppo intelligenti, non cozzano.

Io penso che con le bugie, comprese quelle dette a fin di bene, si vada poco lontano. “Abbiamo un Premier che va avanti con la forza delle decisioni. Quindi anche il Falcon si deve adeguare. Dirottato su Firenze, imbarca moglie e figli del Presidente del Consiglio e riparte alla volta di Aosta”, diceva l’On. Paolo Romano del M5S qualche settimana fa. E concludeva: “Ma vi ricordate il presidente Pertini? Vi potreste anche solo immaginare Pertini che usa un volo di stato, un aereo di lusso, per portare la moglie a sciare?”. Beh sì, caro Onorevole, lo immaginiamo e lo ricordiamo soprattutto quando mandava gli elicotteri a recuperare la sindachessa di San Francisco in vacanza a Cortina per invitarla a cena a base di caviale e speck. Le bugie, ai tempi di internet, sono senza gambe (leggetevi i piani di volo del Falcon, se vi va).

Settimana scorsa mezzo mondo ha urlato in tutte le lingue “Je Suis Charlie”, per poi dimenticarlo già da questo lunedì: “Dieudonné odia gli ebrei ed è un campione dell’antisemitismo più turpe. Charlie Hebdo è irriverente e provocatorio, Dieudonné invoca la camera a gas per il giornalista ebreo Patrick Coen nel tripudio degli spettatori che detestano gli ebrei come il loro comico sul palco. Charlie Hebdo ride, Dieudonné inventa la quenelle , che è un saluto nazista camuffato, fa premiare lo storico negazionista Robert Faurisson da un finto deportato con la stella gialla, irride le vittime dei campi di sterminio, chiama alla guerra santa contro Israele”, scrive Battista sul Corriere. Dieudonné è un essere malvagio che ha infranto la legge francese. Non è stato arrestato (e rilasciato ore dopo) perché la sua espressione era diversa da Charlie: è stato arrestato perché aveva commesso un reato sotto forma di satira. Se ne deduce che in Francia la libertà di satira non è affatto senza limiti come dicevano i quattro milioni di Place de la République.

Il prossimo 28 gennaio lo scrittore Erri De Luca dovrà presentarsi davanti ai giudici di Torino per difendersi dall’accusa di istigazione a delinquere. La sua colpa è di aver incitato a “sabotare” la Tav. Io che sono a favore della Tav, trovo pretestuosa e paradossale questa accusa perché dimostra, ancora una volta, l’ottusità della giustizia italiana: una giustizia che ci riporta indietro di secoli perché opera ancora con un codice penale scritto nel 1930 dal guardasigilli di Mussolini. Sabotare ha molti significati: deriva da “sabot”, gli zoccoli usati dagli operai ai tempi della rivoluzione industriale; significa, ovviamente, sabotare fisicamente qualcosa. Ha un suo significato persino con le parole: l’opposizione parlamentare sabota l’approvazione di una legge presentando una montagna di emendamenti; gli operai in sciopero in una fabbrica sabotano la produzione fermandosi; una manifestazione viene sabotata quando le forze dell’ordine non danno il permesso per sfilare. L’antiquata giustizia italiana dovrà dimostrare che Erri De Luca è il capo di una banda che ha operato per danneggiare i cantieri Tav, per sabotare fisicamente i cantieri dell’alta velocità. Se lo dimostra, dobbiamo anche riconoscere che non esiste più la libertà di espressione, o, ancora peggio, non esiste la libertà della “parola contraria”. E in quel preciso istante vanno arrestati tutti i parlamentari d’opposizione, tutti gli operai che scioperano e il questore che non permette l’uso della piazza per manifestare.

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Mi chiamo Giacomo Lagona, mi occupo di marketing digitale e social media con la creazione di contenuti e strutture di supporto dall'offline all'online e viceversa. Sviluppo strategie di marketing politico, Social Media Marketing; organizzo campagne elettorali ed eventi culturali basati su territorio e turismo di nicchia.
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