Di parola

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Tempo di lettura: 3 minuti

By |2018-11-22T10:58:29+00:004 Febbraio 2017|Categories: Politically (in)correct|Tags: , , , , |0 Comments

Il presidente Trump ha firmato l’ordine esecutivo sull’immigrazione – il noto MuslimBan – che sospende a tempo indeterminato l’arrivo di tutti i rifugiati dalla Siria e per novanta giorni a tutti i cittadini di sette paesi: Iraq, Siria, Iran, Sudan, Libia, Somalia e Yemen. Tutti coloro che si trovavano in viaggio verso gli USA sono stati fermati alla frontiera e trattenuti a tempo indeterminato, mentre altri non sono stati lasciati partire. Il divieto riguarda anche chi ha la green card e chi ha doppia nazionalità.
Nel corso di poche ore migliaia di persone si sono radunate negli aeroporti per protestare, insieme ad avvocati pronti a dare patrocinio gratuito a chi fosse coinvolto nel divieto.

Le critiche per la firma sull’ordine di Trump sono piovute da ogni parte. La Casa Bianca si è difesa dicendo che la lista proveniva dall’amministrazione Obama, ma non è così: Obama mise insieme quella lista dopo gli attentati di Parigi del 2015 sulla base di una minaccia precisa e circoscritta. Ma soprattutto decise solo per la sospensione del Visa Waiver Program, un sistema che permette di arrivare negli Stati Uniti senza visto: di fatto è stato un rafforzamento dei controlli, non un divieto di ingresso totale; né, tantomeno, un divieto sulle green card o sugli americani con doppia nazionalità.

Così scrive l’ex funzionario del Dipartimento di Stato, Jon Finer, su Foreign Policy.
Questo invece è il fact-checking del Washington Post.
Qui, infine, il New York Times.

Nel frattempo, stanotte, un giudice federale ha sospeso temporaneamente l’ordine esecutivo di Trump. Il presidente a questo punto potrebbe firmare un altro ordine, magari più solido dal punto di vista legale, oppure andare avanti con questo e magari arrivare fino alla Corte Suprema. Intanto migliaia di persone che si trovano dentro gli Stati Uniti non possono più uscire per paura di non poter rientrare. Il dipartimento di Stato, nel frattempo, aveva chiarito una volta per tutte che chi ha una green card non ha nulla da temere, ma aveva anche revocato in una volta sola quasi tutti i visti emessi per quelle migliaia di studenti, imprenditori, impiegati e ricercatori provenienti dai sette paesi bannati, che al momento non possono più entrare negli Stati Uniti. Insomma, un pasticcio enorme.

E arriviamo al licenziamento del Procuratore Generale.

Donald Trump ha scelto Jeff Sessions come Procuratore Generale (il nostro Ministro della Giustizia) la cui nomina deve ancora essere ratificata dal Senato. Quindi è in carica un procuratore generale ad interim, Sally Yates, nominata dall’amministrazione Obama. Settimana scorsa Yates ha deciso che il dipartimento non avrebbe contestato i ricorsi contro il divieto che stavano arrivando da ogni parte del paese, spiegando di non considerare legali i termini del divieto; Trump l’ha licenziata accusandola di tradimento. Trump l’ha potuto fare perché i membri del governo rispondono direttamente al presidente e non hanno, quindi, grande autonomia: Yates sapeva a cosa andava incontro.

Ma c’è una storia interessante a contorno della vicenda: quando Yates fu nominata vice procuratrice, nel 2015, durante le audizioni al Congresso per la ratifica della nomina, il senatore Jeff Sessions – quello che diventerà procuratore – le fece una domanda ben precisa: “Dovrà stare attenta, perché le chiederanno di fare cose a cui lei dovrà opporsi. Crede che il procuratore generale abbia il dovere di dire no al presidente, se il presidente chiede qualcosa di illegale?”. La risposta di Yates fu laconica: “Il procuratore e il vice procuratore hanno l’obbligo di obbedire alla legge e alla Costituzione”.

Sally Yates ha mantenuto la parola.

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Infine due o tre cosette abbastanza interessanti.

  • Trump starebbe firmando (l’ennesimo) ordine esecutivo per ribaltare la riforma finanziaria approvata dall’amministrazione Obama per regolare Wall Street dopo la crisi economica. La legge in questione è la Dodd-Frank che vieta ai consulenti finanziari di promuovere ai risparmiatori investimenti rischiosi, invece di altri più sicuri. In sostanza mette un metro di terra sulla detestata (da Wall Street) “fiduciary rule“.

  • La Camera ha abrogato la norma voluta da Obama che vietava la vendita di armi alle persone con gravi problemi mentali. I Repubblicani sostengono che generalizzava e privasse questi cittadini dei loro diritti costituzionali. Touché!

About the Author:

Mi chiamo Giacomo Lagona, mi occupo di marketing digitale e social media con la creazione di contenuti e strutture di supporto dall'offline all'online e viceversa. Sviluppo strategie di marketing politico, Social Media Marketing; organizzo campagne elettorali ed eventi culturali basati su territorio e turismo di nicchia.
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