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I provvedimenti di questo governo sono stati forti – per certi aspetti persino duri – quando lasciavano la sala del consiglio dei ministri, poi però erano destinati a cambiare al momento di diventare leggi. D’altro canto, in questi quattro mesi di esecutivo giallo-verde sono stati tantissimi i proclami ma pochissimi sono diventati effettivamente leggi dello Stato.

Ciò che si nota maggiormente è, appunto, l’enorme discrepanza tra l’approvazione di un provvedimento in CdM e l’effettivo testo che poi arriva in Gazzetta Ufficiale: leggi scritte male e con totale incompetenza, limiti tecnici ragguardevoli, difficoltà politiche nell’affrontare determinati temi dentro o fuori dal contratto di governo. È successo con il decreto dignità, con il decreto per Genova, quello sulle norme per la sicurezza, e infine si replica in questi giorni con la manovra economica.

Il risultato di queste repentine prese per i capelli rimarca tutto un insieme di scelte politiche grossolane o sbagliate, ma soprattutto un gap professionale che manca nella preparazione delle leggi. Insomma, ciò che si nota di più in questo governo – al netto delle proposte che possono avere ovviamente anche un valore puramente soggettivo – è l’assoluta incapacità di attenersi ai semplici scopi legislativi come la preparazione di una legge e come scriverla. L’ignoranza (prettamente derivata dal greco gnor-izein) è un limite per tutti, ma per questo esecutivo sembra un punto di riferimento. Forse l’unico.